Il VC per le startup

Fare l’imprenditore innovativo è una grandissima opportunità perchè non è più come una volta, quando si investiva in un progetto ed eri da solo a gestire successi oppure sconfitte. Investire oggi in innovazione significa partecipare a un’idea più ampia che coinvolge un team complesso e stimolante, e trasforma le tue passioni personali nel lavoro della tua vita.

Con LUISS ENLABS e LVenture Group investo oggi in startup e progetti innovativi, ma quali sono i criteri con cui un fondo di venture capital (VC) sceglie di finanziare un’impresa nascente? E in cosa consiste realmente la relazione tra startup, venture capital e imprese?

In questa sezione vi spiego come la vedo io e quali azioni mettere in campo per attirare capitali dall’estero.

– Quali sono i criteri con cui un VC sceglie di finanziare una startup?

Ci sono cinque principali aree di attenzione che un VC valuta prima di fare il suo ingresso in una startup.
Team: è l’elemento fondamentale quando si investe in una startup. E’ una scommessa che facciamo, quindi valutiamo attentamente il passato delle persone che lo compongono e le loro storie, se hanno già fatto gli imprenditori, se hanno già avviato con successo altre iniziative imprenditoriali e così via. Poi ovviamente guardiamo al presente, cioè se gli imprenditori hanno una profonda conoscenza di ciò che stanno trattando. In pratica, ci devono convincere di essere i maggiori esperti del dominio nel quale vuole sussistere la loro iniziativa imprenditoriale. Infine valutiamo gli imprenditori anche in un’ottica futura, testando se sono predisposti alla collaborazione con noi investitori o se sono persone difficili con le quale si possono creare situazioni non favorevoli per la startup e l’armonia dei soci. La passione deve essere al centro di tutto e la vogliamo ritrovare negli occhi di tutto il team.
Mercato: preferiamo mercati nuovi, emergenti, con grandi prospettive e alti tassi di crescita, dove lo scenario competitivo non si sia ancora assestato con leader di mercato riconosciuti. Anche mercati già esistenti sono importanti, all’interno dei quali però l’innovazione radicale introdotta dalla startup su cui puntiamo sia tale da poter riuscire a scardinare gli equilibri esistenti, creando una breccia nella quale inserirsi, crescere e dare del filo da torcere ai player già consolidati.
• Vantaggio competitivo: ricerchiamo prodotti e servizi radicalmente innovativi, che siano diversi da tutto quanto è già stato visto sul mercato. Il problema è che molto spesso le buone idee, se veramente buone, vengono copiate velocemente quindi è fondamentale valutare la difendibilità del progetto, cercando di capire quali sono gli aspetti del team che innalzano le probabilità di successo e non focalizzandosi sugli eventuali competitor che possono entrare nel mercato domani. Ricerchiamo tipologie di difendibilità (barriere all’ingresso, partnership esclusive ecc..) e assume ancora più importanza il team e la loro capacità di esecuzione, che deve essere rapida e pronta a cambi di rotta repentini dovuti ai feedback che arrivano dal mercato.
• Business Model: l’intero progetto deve avere un modello di business sostenibile e che permetta di scalare velocemente sia in termini di fatturato sia di marginalità.
• Exit: la valutazione del potenziale che l’azienda può avere tra qualche anno è fondamentale, capire cioè quando sarà profittevole e in crescita, e valutare quante tipologie di potenziali acquirenti ci potrebbero essere in futuro per capire quanto facilmente è vendibile. Ipotizzare una valutazione della società nel momento in cui questa sarà venduta ci aiuta a comprendere se vale veramente la pena investirvi tempo e capitale.

– Quali suggerimenti dare perché il numero dei VC aumenti in Italia?

Gli investimenti in venture capital sono ad alto rischio e in un periodo economico difficile come questo non è facile raccogliere soldi dagli investitori per creare dei fondi di VC. Bisogna però far comprendere che il venture capital rappresenta un’incredibile risorsa per lo sviluppo economico di un Paese e soprattutto per un Paese come il nostro in cui l’economia è ancora legata a vecchi modelli industriali non più competitivi. Proprio in Italia è importante stimolare il ruolo dei fondi di venture capital che investono in aziende innovative con l’obiettivo di trasformare piccole startup in grandi aziende nazionali e internazionali, per il valore che queste possono produrre in termini economici, per le tasse e i profitti che generano, e in termini sociali, per i nuovi posti di lavoro. È dunque doveroso in uno Stato stimolato e lungimirante creare le condizioni necessarie perché sia agevolata la raccolta di denaro da parte di investitori. La norma principale sarebbe quella di creare un Fondo dei fondi che possa irrobustire o aiutare ad avviare il lancio di nuovi VC. Altre soluzioni possono essere quelle di avviare fondi di co-investimento, mettendo per esempio a disposizione soldi pubblici da abbinare a capitale privato, con meccanismi che limitino, almeno in parte, i rischi del privato e ne esaltino al contempo i guadagni. Inoltre c’è tutto un discorso di detassazione per chi investe in VC che può innalzare notevolmente la raccolta. La sensazione che ho è che molte cose siano allo studio da parte della politica, ma quello che manca è la determinazione!

– Come attirare capitali stranieri in Italia?

Recuperare credibilità al di fuori dei nostri confini è fondamentale per il nostro sistema Paese. Per essere competitivi infatti nell’attrazione di capitali stranieri dobbiamo innanzitutto dimostrare di essere seri ed efficienti, semplificando la nostra burocrazia, velocizzando la nostra giustizia, diminuendo la corruzione e investendo molto nelle infrastrutture. A oggi abbiamo una delle burocrazie più complicate tra i Paesi industriali, il nostro sistema della giustizia è considerato in fondo alla graduatoria mondiale in termini di efficienza, siamo al 69° posto della classifica internazionale per corruzione e terzultimi in Europa per la diffusione della banda larga. Non è certamente un bel biglietto da visita per l’Italia e tutto ciò danneggia i nostri imprenditori e le grandi competenze che abbiamo. In parallelo, lo Stato deve mettere in piedi una normativa volta a semplificare l’ingresso dei capitali stranieri nel nostro Paese e delle leggi che siano in grado di offrire reali vantaggi agli investitori che scelgono l’Italia come progetto su cui puntare come agevolazioni fiscali o incentivi per l’investimento.

– In cosa consiste la relazione tra startup, VC e imprese?

Creare innovazione non è facile. Bisogna ragionare oltre gli schemi convenzionali cui si è soliti fare riferimento. Necessita infatti di una velocità d’azione fuori dal comune e della capacità di assumersi il grande rischio che un progetto possa non funzionare per un numero imprecisato di motivi. Ancora meno semplice è creare innovazione per grandi aziende già consolidate, che però possono ridurre i rischi, e pure i costi, esternalizzando l’innovazione e la sua progettazione. Le imprese infatti fanno scouting sul mercato, trovano e acquisiscono le startup che meglio si sposano con gli asset dell’impresa oppure creano un fondo di corporate venture capital finanziando progetti innovativi. La gestione di un fondo di venture capital però non è cosa banale e molto spesso non ci sono le competenze interne all’azienda in grado di realizzare i progetti in maniera efficiente. La soluzione ottimale per le imprese sarebbe fare partnership con fondi di venture capital affinché il processo di selezione delle startup da parte di questi fondi sia anche orientato ad un potenziale soddisfacimento dei bisogni dell’impresa, che a sua volta potrebbe utilizzare il prodotto o il servizio della startup selezionata. Se l’impresa poi guadagna grazie alla startup, è molto probabile che il passo ulteriore sia quello di acquisirla in modo da inglobare il vantaggio competitivo generato dalla startup. Tutto ciò aiuterebbe le startup a crescere velocemente, gli investitori a trovare le exit necessarie e le imprese a individuare nuovi prodotti/servizi/tecnologie utili per ampliare il proprio business senza sobbarcarsi costi e rischi iniziali. E’ uno schema win-win per tutti, per le startup, per gli investitori e per le imprese.

– L’importanza della formazione della cultura imprenditoriale per le startup italiane, con un focus sulle informazioni importanti da ricevere

Molto spesso vediamo ragazzi con buone idee, ma completamente a digiuno di cosa significhi creare un’azienda. Questo può essere normale se il percorso di studi degli imprenditori è di tipo tecnico e non economico. Bisogna però considerare che le più importanti università del mondo come Stanford, che ha sfornato, tra i tanti, i creatori di Yahoo e Google, hanno corsi di imprenditorialità oltre a numerose attività e seminari rivolti al tema della creazione di impresa, come talk su temi specifici tenuti da imprenditori. Sicuramente anche in Italia le cose, per fortuna si stanno modificando, per esempio anche alla LUISS è stato avviato il corso di “Entrepreneurship e Venture Capital” che ha già prodotto numerose startup.Tutto ciò serve a creare nella mente degli studenti l’idea che non solo possono andare a lavorare in un’azienda, ma che possono anche crearne una loro e impegnarsi per farla crescere. Sul modello di quanto è accaduto per Google o Microsoft, realtà messe in piedi in semplici garage da ragazzi alle prime esperienze il cui motto appare molto chiaro, “non cercare lavoro, crea lavoro”.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s