E’ nato l’Osservatorio che dà voce alle startup italiane

Abbiamo commissionato alla società SWG la creazione dell’Osservatorio Startupper’s Voice, il primo progetto rivolto alle startup italiane che mira a dare voce ai giovani protagonisti della creazione d’impresa le cui opinioni su imprenditorialità, innovazione e crescita economica non sono state ad oggi rilevate in maniera strutturata.

I risultati emersi dal sondaggio sono importanti, ne hanno parlato molti giornali, e direi molto illuminanti.

Lo sapevate infatti che più dei due terzi delle duecento imprese intervistate sono intenzionate ad assumere nel breve o lungo periodo, ma fanno fatica a trovare le persone con le giuste competenze? Questa cosa purtroppo riduce di fatto le possibilità di occupazione qualificata e di sviluppo imprenditoriale nel nostro Paese e dovrebbe fare riflettere.

Le risorse più ricercate sono gli esperti di programmazione, seguiti dai gestori di social media marketing, pressoché a pari merito, e dagli esperti in amministrazione e finanza. Tra le figure più importanti, il sondaggio rileva che è difficile trovare programmatori e amministratori con adeguato grado di preparazione mentre è più facile reperire social media manager e analisti di dati.

Il sondaggio conferma poi la voglia di fare imprese delle nostre startup che sarebbero pronte a darsi una seconda possibilità qualora dovesse andare male la prima, sia in Italia che all’estero, in egual misura, e tra le opzioni per l’estero, le mete privilegiate sono Londra, San Francisco, Berlino e New York.

Contribuire allo sviluppo economico del Paese è un tema importante per gli startupper intervistati che suggeriscono di ridurre in primo luogo la burocrazia, poi di aumentare gli investimenti privati nelle imprese e sviluppare al massimo i contenuti dell’Agenda Digitale.

Questo primo rapporto testimonia la voglia di fare impresa innovativa che c’è nel nostro Paese, ma perché questa spinta porti a risultati concreti serve un contesto che fornisca a sua volta il proprio contributo, quindi disponibilità di risorse qualificate, di capitali privati e di supporto pubblico, altrimenti il rischio è che queste importanti energie si dirigano altrove.

La creazione di un ecosistema che metta in circolo virtuoso startup, capitali privati e know-how accademico potrebbe aiutare decisamente lo sviluppo di queste nuove realtà e favorire la realizzazione di un’Italia più meritocratica, innovativa ed efficiente che è in cima ai desideri di chi opera nelle nuove imprese.

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