Un anno di successi e ancora tanta impresa da fare

 

Guardate che bella foto mi ha fatto Giulia Gazzelloni durante la festa di compleanno di LUISS ENLABS: sono con Giovanni Lo Storto, DG della LUISS Guido Carli, e soffiamo sulla prima candelina del nostro acceleratore.

foto compleanno

 

In solo un anno, i risultati di LUISS ENLABS non si sono fatti attendere e oggi sono circa 30 le startup interne  operative, di cui 18 hanno già partecipato a programmi di accelerazione. La cosa più sorprendente poi, è che dall’anno scorso il numero di persone impegnate a lavorare in queste nuove imprese è passato da 40 a ben oltre 200, creando così quell’occupazone giovanile che oggi tanto manca nel nostro Paese.

Il nostro acceleratore ha raggiunto un livello avanzato di innovazione e di eccellenza e ora è giunto il momento di agire con l’impresa.

Quella di oggi, lo sappiamo, non è una crisi economica, ma un cambiamento paradigmatico. Non si sa ancora come sarà il mondo quando il processo di paradigma-shift sarà concluso, ma sappiamo che noi siamo coloro che più di tutti sono in grado di vedere i segnali “deboli” di cambiamento, di interpretarli e tradurli in azioni, per questo ci chiamiamo innovatori.

I segnali deboli, o meglio ancora non strutturati, ci sono e li abbiamo a portata di mano. Essi sono le leve attraverso cui tutti noi possiamo tornare a costruire con efficacia e successo. E’ però fondamentale assumere piena consapevolezza di questi segnali, facendo anche tesoro di ciò che abbiamo e di ciò che funziona per inserirlo in un contesto di visione nuova.

Recentemente una ricerca indipendente – citata anche da Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda in occasione del lancio del progetto StartupTown a Milano – condotta in Gran Bretagna da Elsevier, ha rilevato come in Italia la produzione di ricerca scientifica – valutata in pubblicazioni – sia in linea con gli altri Paesi occidentali (6% quota mondiale delle pubblicazioni).
Noi in questo Paese nonostante le scarse risorse abbiamo un sistema di ricerca efficiente e altamente produttivo. Ciò che ancora non riusciamo a fare – e la ricerca britannica lo dice – è tradurre in valore industriale, produttivo, economico e sociale questa capacità di innovazione. Ed è qui che dobbiamo agire e lo dobbiamo fare applicando paradigmi nuovi.

Primo di questi paradigmi è la consapevolezza di come la nuova generazione di imprese è fondamentale per il rinnovamento dell’intera economia. Queste imprese sono innovative perché fanno cose nuove, ma lo sono anche perché hanno un approccio nuovo all’imprenditoria, al concetto di condivisione, di “sharing”, al concetto stesso di fallimento, alla considerazione verso la concorrenza e al modo in cui si relazionano con i soci di capitale.

Come ha recentemente affermato Oscar di Montigny, è dimostrato che coloro che sono nati dopo il 1987 hanno processi neurologici nuovi, sono i nativi digitali, e molti degli imprenditori innovativi fanno parte di questa generazione.

Questa è per prima cosa un’evoluzione della cultura dell’innovazione e di questa dobbiamo tutti prendere consapevolezza e lo possiamo fare incontrando questi nuovi imprenditori, andando a vedere ciò che fanno e iniziando a lavorare con loro. Perché è con loro, e quindi da noi in LUISS ENLABS, che possiamo accrescere la capacità di sviluppare la ricerca e tradurla in business ed è con loro che le imprese, tutte, di qualsiasi settore, storia e dimensione, possono accelerare il loro processo di innovazione e accrescere in modo esponenziale e con tempi relativamente brevi la loro competitività sui mercati internazionali.

Il cosiddetto ecosistema delle startup innovative è cresciuto negli anni. Oggi ha una sua fisionomia e una sua credibilità, ha ottenuto i suoi primi risultati importanti e ha attirato l’attenzione di istituzioni, banche e imprese. Ora è il momento di accelerare.

Nel 2013 sono stati investiti in Italia nelle startup solo 81 milioni di euro, cifra non certo in linea con quella di altri Paesi europei. Cifra che probabilmente nel 2014 aumenterà grazie sia al lavoro di chi opera in questo settore sia all’introduzione di alcune norme che rendono fiscalmente interessante questo tipo di operazioni, ma questo ancora non è sufficiente.
Serve la forza dell’industria. Serve la forza, la consapevolezza e l’azione diretta e decisa del mondo delle imprese che hanno fatto grande questo Paese, che continuano a sostenerlo anche nei momenti più difficili e nonostante tutte le difficoltà esogene ed endogene, e che hanno la possibilità ora di riportarlo ai vertici dell’economia mondiale assumendo un approccio nuovo, condiviso, aperto alle nuove generazioni di business sulle quali possono e devono investire denari, risorse, competenze, energie, consigli.

 

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