Rilanciamo il brand della capitale: #wakeupRoma

Noi, che crediamo che Roma abbia tutte le carte in regola per essere una metropoli globale e un hub per il business, l’imprenditoria e l’innovazione, ci impegniamo quotidianamente per valorizzare questo territorio attraverso l’acceleratore LUISS ENLABS e investendo in startup con LVenture Group. Per questo abbiamo deciso di non rassegnarci davanti al degrado che minaccia il brand della città.

Abbiamo avuto la fortuna di incontrare la Vice-Presidente di Retake Roma a un evento HITalk. Retake è un’associazione di volontari che riqualificano gli spazi pubblici delle proprie città e abbiamo deciso di affiancarci a questa realtà per dare vita a #wakeupRoma, con l’obiettivo di contribuire, nel nostro piccolo, a creare una cittadinanza più cosciente, partecipativa e collaborativa così da dare un messaggio, partendo dal basso, a chi ha il potere di fare più dei singoli cittadini.

Abbiamo “accelerato” Retake Roma come fosse una startup. L’abbiamo portata all’interno del mondo dell’innovazione, dove dalla contaminazione tra idee, tecnologia e business nasce sempre qualcosa di buono. Speravamo fin da subito che rimboccandoci le maniche avremmo lanciato un messaggio positivo convincendo altri a unirsi a noi… E avevamo ragione! #wakeupRoma oggi coinvolge, al fianco delle nostre startup, moltissimi partner, istituzioni e corporate, oltre a migliaia di persone.

La startup Bulsara Adv ha curato la comunicazione dell’evento; Verticomics, app che consente di leggere i migliori fumetti in formato digitale verticale, ha realizzato un concorso per fumettisti da cui sono nate le immagini nelle campagne promozionali che avete visto in tutta la città, in spazi concessi da Clear Channel, Grandi Stazioni e Roma Servizi per la Mobilità; Whoosnap, app che permette agli utenti di richiedere e certificare foto di un luogo specifico o di un evento in tempo reale, ha raccolto immagini della Roma che ci piace attraverso il contest “Dona una foto per Roma” e il quotidiano Metro ha pubblicato le migliori; grazie alla piattaforma WindForFund è stata realizzata una campagna di crowdfunding, con ricompense donate dalle startup wineOwine, Filo e Rebello insieme a A.S. Roma, FAI, Hard Rock Caffè e Roma Servizi per la Mobilità; altri, come Tutored e le startup che hanno partecipato all’iniziativa “Startup per Roma”, lanciata insieme a StartupItalia!, hanno usato le proprie competenze in ambito di marketing online per diffondere la notizia di questa iniziativa coinvolgendo le proprie community di utenti.

#wakeupRoma è la prova che le startup possono fare qualcosa per “curare” il mondo al di là dei propri ambiti di competenza specifica. Nel campo in cui operiamo, infatti, quelli che per gli altri sono problemi si trasformano in opportunità e un problema come il degrado urbano nella città in cui viviamo è diventata un’opportunità per aggregare tante grandi aziende e tante startup nel portare avanti un progetto comune creando un network a supporto della città.

Vedere così tante persone, dai ragazzi più giovani ai dirigenti delle grandi aziende, impegnate in un’iniziativa come questa mi riempie di buone speranze e mi ricorda che c’è una forma di resilienza che nasce spontaneamente in contrasto con il degrado e il vandalismo urbano. #wakeupRoma ha dimostrando che Roma non è rassegnata, ma è viva e piena di energia e può tornare a essere un “brand vincente” e un terreno fertile per il business, per le idee innovative e la nascita di nuovi progetti. Per farla tornare a splendere dobbiamo utilizzare la più grande forza di questa città e di questo paese: il potere della comunità!

Per tutti questi motivi vi aspetto domani dalle 9 alle 13 a Piazza Vittorio, Villa Paganini, Porta Maggiore o Piazza Anco Marzio a Ostia.Capture

LoveIt

Perché oggi lanciamo LoveItaly!

Molti di voi si chiederanno cosa c’entra una realtà di investimento come la nostra con un progetto come LoveItaly!. LVenture Group è una società quotata in borsa attiva nel settore del Venture Capital che investe in startup digitali, mentre LoveItaly! è un’associazione non profit dedicata alla salvaguardia e alla promozione del patrimonio culturale italiano.  La risposta è nella formula del “Give Back”, il dare qualcosa alla società in cui viviamo.

Come azienda, LVenture Group ha a cuore la propria responsabilità sociale: anche se il nostro business è creare aziende e generare capitali, siamo convinti dell’importanza di partecipare attivamente per migliorare la società. Pensiamo che il modo più efficace per contribuire sia mettere in campo le proprie competenze migliori. Nel nostro caso queste sono le capacità di produrre innovazione e di creare connessioni e sinergie all’interno di un ecosistema ricco e diversificato che ci permette di attingere al mercato delle startup, ma anche ad una rete di corporate e aziende.

Per questo motivo abbiamo lanciato LoveItaly!. Crediamo che questo progetto, che sostiene l’arte e la cultura in maniera innovativa, rientri pienamente in questa linea di pensiero e ci permetta di collegare la nostra attività ad una causa nobile.

L’incontro con Tracy Roberts, Vice-Presidente e Co-Founder di LoveItaly!, che è una nativa americana, ci ha fatto rendere conto di quanto la comunità internazionale abbia a cuore il patrimonio culturale italiano e per questo ci siamo attivati per far incontrare il nostro network di investitori e il nostro expertise in ambito digitale con la salvaguardia di quest’ultimo.

In particolare, LoveItaly! punta a raccogliere e coinvolgere un movimento vasto e globale utilizzando lo strumento del crowdfunding. Il crowdfunding può essere definito come lo sforzo collettivo di molti individui che uniscono le proprie risorse per sostenere i progetti avviati da altri, solitamente (come in questo caso) attraverso internet, finanziandoli con contributi anche piccoli.

Si tratta di un sistema più antico e diffuso di quanto si pensi. Per esempio, pochi sanno che la Statua della Libertà è uno dei primi esempi di crowdfunding nella storia: i francesi donarono la statua e nel 1885, un anno prima che giungesse a destinazione, gli americani avevano le tasche quasi vuote e non potevano permettersi un “piedistallo” dove appoggiarla. Joseph Pulitzer, attraverso il suo giornale, invitò il popolo New Yorkese a fare una donazione e più di 120.000 cittadini risposero alla chiamata, donando meno di un dollaro permettendo di portare a termine il progetto. Anche la prima campagna elettorale di Obama nel 2008 è stata realizzata attraverso il crowdfunding.

Nel mondo il crowdfunding sta crescendo esponenzialmente. Nel 2014 sono stati raccolti $16.2 miliardi (+167% rispetto ai $6.1 miliardi del 2013) e nel 2015 questa cifra dovrebbe raddoppiare (è stimata in $34.4 miliardi)[1]. In Italia, il crowdfunding si è diffuso soprattutto a partire dal 2013 e nel 2014 in Italia esistevano già più di 50 piattaforme di crowdfunding di vario tipo, su cui erano stati “mossi” oltre 30 milioni di euro[2]. Questi numeri sono costantemente in crescita.

Il 63% dei 30 milioni donati sulle piattaforme di crowdfunding italiane fino al 2014 sono stati devoluti a progetti sociali. Inoltre secondo le statistiche di Kickstarter (piattaforma statunitense) nel 2014 erano già stati finanziati 48mila progetti in ambito culturale (per un valore di $270mln) e anche in Italia stanno aumentando sempre più le iniziative di stampo culturale[3]. Questi dati confermano il potenziale del crowdfunding per un progetto come LoveItaly!.

Siamo sicuri che il lancio di LoveItaly! sia il seme per la crescita di un grande progetto, che già sul nascere ha un grande potenziale di espansione internazionale. Ci auguriamo che sostenerlo come azienda possa rappresentare un esempio positivo per la comunità che ci circonda, invogliando le aziende e i singoli a unirsi a noi e “dare indietro” qualcosa alla società e ci impegneremo per fare sì che questo accada.

[1] Dati pubblicati da Massolution ad aprile 2015 (2015CF – Crowdfunding Industry Report).

[2] L’ultima ricerca accurata sull’intero mondo del crowdfunding in Italia fu effettuata nel maggio 2014 da Ivana Pais e Daniela Castrocaro ed era relativa quindi alla situazione che si era consolidata tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, è attualmente in corso un nuovo studio dell’Università Cattolica.

[3] Secondo il rapporto presentato a ottobre 2013 dall’Italian Crowdfunding Network.

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Formazione digitale: nuove opportunità e mercato del lavoro

Come ho raccontato in un precedente post sul mio blog, LVenture Group fa parte di un ecosistema composto da acceleratore, università e venture capitalche lavorano fianco a fianco e sono al centro di una rete di rapporti con corporate e investitori per aiutare le migliori startup a diventare grandi aziende. Il nostro focus, ma soprattutto quello delle startup in cui investiamo, sono il digitale e l’innovazione.

Per comprendere la centralità che il settore dell’alta tecnologia e dell’innovazione ha nell’economia contemporanea è interessante la lettura di “La Nuova Geografia del Lavoro” di Enrico Moretti, professore a Berkeley. Moretti parla di un fenomeno che chiama “grande divergenza”: alcune zone degli USA dove sono presenti hub hi-tech diventano sempre più ricche e la popolazione accresce il proprio tenore di vita, mentre altre parti divengono sempre più povere con disoccupati e disistruiti. L’Italia oggi è nella condizione della “seconda America” e senza lo sviluppo di tech hub, come quello a cui ogni giorno lavoriamo, non può che rimanere relegata alla depressione economica.

Moretti ci spiega che la crescita economica delle hub hi-tech dipende da una diffusione del sapere e un aumento della produttività derivanti dall’interazione tra innovatori e soprattutto da un mercato del lavoro denso. Il settore hi-tech, infatti, impiega lavoratori qualificati e crea richiesta di servizi specializzati. Per ogni posto di lavoro nel settore dell’innovazione si stima se ne creino 5 in settori tradizionali.

Sono queste le motivazioni che ci hanno portato a credere che in Italia si debba favorire la nascita di hub hi-tech creando ecosistemi come il nostro, in cui oltre alle risorse economiche vengono messi a disposizione strumenti di formazione, funzionali a creare risorse richieste e allo stesso tempo ad alimentare l’occupazione nei settori specializzati.

Moretti stesso ci suggerisce che  è necessario concentrarsi su programmi di investimento al fine di avviare un circolo virtuoso per risolvere questo gap. Per questo è importante sostenere il Venture Capital. Con la nostra attività abbiamo già avuto modo di riscontrare che il mondo delle startup innovative, supportato da investimenti da parte di business angel e venture capital ha un impatto sempre più significativo sul mercato del lavoro.

In Italia, secondo dati del Registro Imprese aggiornati ad oggi, ci sono 4569 startup e hanno creato oltre 20.000 posti di lavoro. Qui nel nostro ecosistema ne abbiamo creati circa 500 e in questo momento ci sono circa 30 posizioni aperte e sono tutte professioni digitali!

Vivendo in questo contesto abbiamo capito che, mentre moltissime professioni “tradizionali” stanno scomparendo – come ha scritto Tom Friedman su The New York Times, il 47% dei lavori negli Stati Uniti saranno sostituiti da macchine entro i prossimi 20 anni – la richiesta di professionisti in ambito digitaleinvece cresce sempre di più, non solo nel nostro settore ma anche in quelli più tradizionali.

Dunque, è necessaria una formazione adeguata che guardi al futuro e punti a far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro. Per questo motivo abbiamo deciso di fondare una scuola del digitale come DoLab.

Con DoLab vogliamo creare un punto di raccordo tra persone e aziende, vogliamo entrare in contatto con i dipartimenti di HR delle corporate per far emergere la domanda di nuove professionalità.

Creando competenze digitali, crediamo di poter avere un duplice output: da una parte quello di fornire alle aziende risorse sempre più necessarie, dall’altra preparare i giovani e/o professionisti a posizionarsi efficacemente sul mercato del lavoro.